Biografia

Alfredo Prisco

Alfredo Prisco è nato a Cava de’ Tirreni il 4/2/1947 e risiede da più di 42 anni a San Giovanni in Fiore. Laureato in Lettere Classiche, insegnante, si è occupato a lungo del dialetto sangiovannese ed ha scritto numerose commedie in vernacolo.
Le sue ricerche dialettologiche sono confluite nel volume Studio sul dialetto di San Giovanni in Fiore, con note di etnolinguistica, antropologia e folklore, edito da Rubbettino, Soveria Mannelli 1984, vincitore del premio “Il pino d’oro” – XVII edizione – e del Diploma di segnalazione speciale dell’Associazione “Calabresi nel mondo” di Lucca nel 1999.
Da sempre interessato a tutto ciò che riguarda Gioacchino da Fiore, ha pubblicato nel Giugno 2012 Dialoghi Florensi edito da Pubblisfera, in cui ha esposto alcune risultanze dei suoi studi sul pensiero e l’opera del monaco silano, consegnandoli alla forma letteraria del dialogo, nella quale ha trovato posto una ricostruzione, a tratti anche romanzata, dell’itinerario che Gioacchino seguì per arrivare definitivamente in Sila, dove fondò il Protocenobio a Fiore Vetere.
L’autore ha voluto, in tal modo, cercare di lanciare, per così dire, un ponte tra il mondo accademico e il lettore comune, che ritiene, purtroppo, ancora confinati in astruserie teologico-filosofiche il pensiero e le opere dell’abate silano, veramente rivoluzionari, invece, per il suo tempo.
Il taglio del presente lavoro, pur inserito nella forma letteraria del dialogo, è prettamente, invece, di natura scientifica, nel senso che l’autore ha cercato ed indicato precisi riscontri alla sua convinzione che l’abate nelle figure, nelle pietre e nelle parole ci abbia lasciato, specialmente attraverso il lavoro dei suoi successori, una precisa impronta numerologica, quasi un’ossessione del numero - rivelatore di metafisiche dimensioni - esaltata anche dalla presenza, meglio, dall’onnipresenza della proporzione aurea, così ben visibile e riscontrabile non solo nelle residue strutture del Protocenobio che gli scavi archeologici in località Fiore Vetere ci hanno restituito, non solo nell’abbazia costruita da Matteo, ma anche, in modo particolare, nelle figure del codice 255 A di Oxford e del Corsiniano 797, manoscritti molto precoci, che sembrano aver conservato intatta, quindi, l’originaria impostazione gioachimita.